E’ una questione di rispetto.

Pubblicato da Paola Bottazzi il

Il rispetto dovrebbe essere una condizione irrinunciabile in ogni occasione, specialmente nelle relazioni. Ciò può apparire scontato, difatti, qualsiasi persona coscienziosa affermerebbe di considerare tale presupposto nel vivere quotidiano. Noi ne riconosciamo l’importanza ed è per questo che lo percepiamo come un diritto inalienabile e lo pretendiamo quando non ci viene riconosciuto.

Qual è il significato di questo termine così comune?

“Sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli”.
Fonte Vocabolario Treccani


E’ una questione di rispetto.

Riconoscere i diritti, la dignità e la personalità altrui sono aspetti fondamentali e irrinunciabili per poter affermare di rispettare l’altro. Ciò significa accettare, senza giudizi e pregiudizi le diversità che ci contraddistinguono, poiché in esse si esprime l’unicità di ogni essere. Ognuno, nel rappresentare un’unica e irriproducibile singolarità, ha il diritto all’esistenza.

A questo punto ci si può domandare se rispettare l’individualità possa riguardare anche altri esseri viventi oltre a noi umani; se restringiamo il campo agli animali a noi più vicini e comuni possiamo chiederci che cosa ‘non hanno’ per ignorare la loro indubbia diversità e singolarità.

Studi recenti confermano che per molte specie animali vivere non è solamente una risposta automatica e inconsapevole dettata dell’istinto, ma è frutto di facoltà intellettive, stati emotivi e sensazioni. E a tal proposito vorrei proporre questa interessante affermazione:

“Sappiamo che gli animali sono individui e non “cose” che esistono per nostra convenienza. Gli animali sono esseri soggettivi che hanno sentimenti e pensieri e meritano rispetto e considerazione. Non abbiano diritto di sottometterli o dominarli per il nostro egoistico profitto – per rendere la nostra vita migliore rendendo la loro peggiore”.
Marc Bekoff (biologo, etologo e docente statunitense) “La vita emozionale degli animali” p.135

Purtroppo, però, il cammino verso il riconoscimento della soggettività animale è ancora lungo, impervio e colmo di ostacoli dovuti a retaggi culturali di vecchia memoria, scarsa conoscenza, interessi economici, e molto altro. Tutti questi ostacoli fanno sì che venga troppo spesso negato, agli animali non umani, il diritto all’esistenza. Una negazione dovuta alla comodità di poterli equiparare a oggetti allo scopo di ottenere benefici personali o collettivi. 

Il rispetto per ogni forma di vita non è negoziabile. Perché non è quantificabile la vita di nessuno!

Concentriamo la visione al nostro quotidiano e ai nostri rapporti; in tutta coscienza possiamo affermare di rispettare l’altro? Cosa accade quando l’altro è il nostro animale d’affezione?

Quando chiediamo al nostro cane di danzare a tempo di musica, o di partecipare a gare correndo all’impazzata; quando trasformiamo i cavalli in tavolozze viventi per il divertimento di piccoli umani, oppure in mezzi da competizione; quando partecipiamo a mostre feline con il nostro gatto lustrato e profumato esponendolo come un trofeo, in tutti questi casi e in molti altri siamo certi di rispettare la loro natura, soggettività e dignità animale? 

Sicuramente non crediamo di far loro del male, ma in realtà se ci soffermiamo a riflettere ci accorgeremo che non stiamo ricercando il loro bene ma il nostro.

Stiamo negoziando delle vite che non ci appartengono; trattandoli come oggetti e non come soggetti trasferiamo i nostri piaceri e divertimenti su di loro, convinti che gli appartengano. Questo può accadere in totale buona fede, per superficialità o per scarsa conoscenza, e a ciò si può porre un parziale rimedio documentandosi o affidandosi a persone rispettose della dignità animale.

Ma è di fondamentale importanza iniziare a modificare la nostra percezione dell’altro, ampliando gli orizzonti della mente e del cuore per dare spazio a una nuova visione.

Una visione in cui il concetto del rispetto sia all’apice di qualsiasi considerazione, perché rispettare l’altro significa rispettare sè stessi.


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